Molto spesso mi ritrovo a sostare in quello spazio che esiste tra i due assolutismi principali che plasmano la vita umana: luce ed ombra. In questo spazio tra le due righe questi due non esistono, oppure vengono talmente ben mescolati tra di loro che la percezione netta è impossibile trovarla, chissà. Mi è capitato negli ultimi giorni di vedere le persone soffrire, vederle chiedere come si fa a smettere, nutrirsi assetate degli spiragli di luce che hanno trovato intorno a loro. E ricordo.. ricordo quando anche io assetata l’ho cercata con tutte le mie forze senza comprendere che era già lì, la strada era già disegnata e le orme erano già state scolpite nella sabbia ancor prima di riuscire a vederle per poterle seguire.

Esiste una frase che mi è stata detta che amo molto e che fa più o meno così: “tutti noi crediamo di essere onde che cercano di integrarsi completamente con il mare, ma.. dal punto di vista del mare, esso ha bisogno dell’onda per riuscire a conoscersi”. Molto spesso poi le cose le sappiamo già, abbiamo una voce interna che ci guida nella comprensione di alcune verità da sempre, ma la realtà è che per integrarle completamente dentro di noi dobbiamo aspettare che la vita ce le incida sulla pelle, in altre parole dobbiamo farne esperienza diretta. E per farne esperienza dobbiamo entrare con consapevolezza nel vortice più nero che dorme, ancora assopito, dentro di noi. Dobbiamo risvegliare il drago e farli buttare all’aria tutto quell’ordine fittizio che siamo riusciti a sistemare dentro il dolore psichico, dobbiamo scegliere di farlo, a qualunque costo, e imparare cadendo a fluirci dentro. Continuando a rinnovare dentro se stessi ogni giorno la promessa di ritrovare le orme scolpite sulla sabbia, anche se gli occhi sembrano ciechi e in quel momento l’unica cosa che si desidera e l’antidolorifico del cuore.

Ma questo è solo un primo, primissimo passaggio. Quello che ho potuto osservare è che poi molto spesso lì ci stiamo anche bene, lo conosciamo talmente tanto bene che diventa quasi uno spazio protetto che non vogliamo lasciar andare. Ed è lì che dobbiamo scegliere dove abitare, per me è stato importante capire che dopo che mi sono osservata e compresa, disinnescato e focalizzato ogni mia parte, continuare ad accanirsi nella guarigione del dolore non aveva più senso. Tanto quello tornerà a piccoli assaggi, per tutta la vita, l’importante è solo aver imparato a padroneggiarlo, e aver smesso di farsi padroneggiare da lui, è molto semplice.

Ed è qui che è richiesto il cambio di prospettiva, la vita si svela con grande abbondanza di quello che vediamo. Allora possiamo scegliere molto semplicemente cosa guardare e creare la realtà con ciò che la nostra attenzione vuole cristallizzare nella materia. Questo concetto è stato pienamente compreso una sera qualunque, in un contesto molto ordinario.. di quelli dove la vita arriva semplice, delicata e potente, portata da un passante, e parla facendoti scattare i click interni. Lì, ho compreso pienamente ciò che già intuivo, o forse è stato semplicemente il mio corpo ad integrare quella comprensione che viveva in uno spazio diverso, ma non avendone fatto l’esperienza non era riuscito a tradurlo in concretezza: non ci sarà mai un momento dove quella che comunemente chiamiamo ombra verrà spazzata via dalla luce o viceversa, esse coesisteranno per tutta la vita, si terranno la mano e saranno le tue più grandi alleate, dobbiamo essere noi a scegliere lo spazio che vogliamo abitare. E se torna qualche vecchio schema già visto e rivisto, conosciuto e già svelato cosa ci facciamo? Per me, almeno per ora, la soluzione più semplice e guardarlo arrivare e farmi una grossa, sana risata che spazza via sul nascere quell’antica illusione.

Stiamo attenti ai segnali della vita: la vita parla chiaro, inizialmente sotto voce per poi alzare il tono quando non riusciamo o vogliamo ascoltarla. Molto spesso succede anche che sterziamo dall’altra parte nonostante ci dica molto chiaramente in faccia le cose come stanno. Una buona notizia è che possiamo anche sterzare volendo, ma che questo costerà un gran dolore. Dunque a noi la scelta, continuare a soffrire oppure togliersi il cerotto, farsi un pianto e andare nella direzione della gioia che immancabilmente esiste dal momento esatto in cui la ascoltiamo con profonda accettazione.

Sul potere personale: il potere personale inizia da se stessi e si ritrova pienamente dopo che venti forti hanno soffiato sconquassando la nostra realtà. Che esso sia tutto racchiuso nella punta di un pennello, un passo di danza o una formula matematica poco importa. Per ognuno è diverso, ma ognuno di noi c’è l’ha tra le punte delle dita e non c’è niente di nobile nel lasciarlo dormire senza impadronirsene mai. Si inizia prendendosi cura di se stessi, ascoltandosi e molto spesso nel non permettere di continuare ad invaderci, rispettandosi o da qualcos’altro, per ognuno è diverso. Utile è far nascere un’idea, un’intenzione intuitiva, oppure qualsiasi cosa di cui hai bisogno in quel momento. Se inizialmente costa un pò di fatica si può iniziare da qualcosa di piccolo oppure da uno di quei gesti metaforici ma significativi che fanno rumore psichico diventando una sorta di sveglia interiore.

Non c’è niente di nobile nel non reclamare la propria voce, nel continuare a farsi piccoli quando piccoli non siamo, nessuno di noi infatti lo è! Siamo arrivati a portare la vita che ci attraversa, in qualunque manifestazione. Sia essa dolorosa, non va rinnegata, perchè sarà il tuo più grande dono di domani. Sia essa gioiosa, profonda, viscerale o qualsiasi cosa sia. E’ bello scoprire che niente ci appartiene veramente, anche se da un certo punto di vista invece è l’esatto contrario. Giocare con i paradossi e assorbire fino all’ultima cellula che siamo solo un’ orma nel mondo che può scegliere di avere il compito di farsi attraversare dalla vita per poi manifestarla fuori.